Comitato Val di Zena : Comunicato
Osservazioni e riflessioni a seguito dell’Assemblea del 27 gennaio 2026
L’assemblea pubblica del 27 gennaio ha registrato una partecipazione ampia e qualificata, con la presenza di cittadini, istituzioni e tecnici, a conferma di quanto la messa in sicurezza del torrente Zena e delle infrastrutture della valle rappresenti oggi una priorità assoluta. Erano presenti i Sindaci di Pianoro e San Lazzaro di Savena, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, la Sottosegretaria regionale Manuela Rontini, Monica Guida, Davide Parmeggiani, il Commissario Straordinario per la ricostruzione Fabrizio Curcio con il Vice Commissario Loffredo, Andrea Colombo dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, un tecnico della società ENSER srl, il Prof. Ing. Stefano Orlandini di UNIMORE e il Comitato Val di Zena.
Nel corso dell’assemblea, il Commissario Ing. Curcio ha illustrato la nuova Ordinanza n. 54, che introduce procedure semplificate per l’accesso ai contributi per la ricostruzione privata a seguito dei danni causati dalle recenti alluvioni.
Ing. Colombo ha approfondito alcuni aspetti del Progetto di Variante al Piano di Assetto Idrogeologico (PAI).
Particolarmente rilevanti gli interventi tecnici sulla criticità dei ponti della valle: dalle relazioni emerge un quadro preoccupante, con almeno sei ponti principali che rappresentano elementi di vulnerabilità idraulica.
Ing. Parmeggiani e il tecnico di ENSER hanno illustrato, anche tramite supporto grafico, gli interventi previsti nell’area di Botteghino di Zocca, con particolare riferimento alla realizzazione di due aree di espansione e di naturale divagazione del corso d’acqua, mediante svaso nelle zone di via Volontari del Sangue e Prato Nuovo. Sono stati inoltre annunciati ulteriori interventi strutturali di medio-lungo periodo per la prevenzione del rischio idrogeologico.
Il Prof. Ing. Stefano Orlandini ha presentato parte dello studio condotto da UNIMORE, reso possibile grazie alla donazione del Movimento 5 Stelle e al contributo del Comitato Val di Zena.
Lo studio, frutto di una convenzione tra i Comuni di San Lazzaro di Savena e Pianoro, l’Autorità di Bacino del Fiume Po e la Regione Emilia-Romagna, analizza l’intera asta del torrente Zena e il suo reticolo di rii.
Osservazioni e criticità sollevate dal Comitato Val di Zena
Il Comitato Val di Zena, attraverso gli interventi dei propri rappresentanti, ha espresso forti perplessità e osservazioni critiche.
È stata innanzitutto rilevata l’assenza di rappresentanti della Città Metropolitana di Bologna, ente ritenuto centrale nella gestione e nella sicurezza delle infrastrutture, in particolare dei ponti. Un’assenza che ha lasciato perplessi cittadini e Comitato, anche in considerazione del ruolo determinante che l’ente dovrà svolgere nei futuri interventi , ed è stato chiesto perché non è stata invitata .
Il Comitato ha evidenziato quando segue :
1. Per quale motivo si è scelto di localizzare i due interventi in località Botteghino — che prevedono la realizzazione di aree di espansione e di naturale divagazione del corso d’acqua mediante svaso — all’interno di un contesto abitato, esponendo direttamente residenti e infrastrutture, invece di privilegiare aree più a monte , oggettivamente più idonee dal punto di vista idraulico e ambientale e prive di centri abitati?
2. Non è ammissibile che gli interventi programmati derivino da studi limitati al solo tratto di 11 km del torrente Zena, da poco sopra dal Botteghino alla confluenza con l’Idice. È invece necessario che l’analisi riguardi l’intera vallata, dalla sorgente fino alla confluenza con l’Idice in località Pizzocalvo.
3. Risulta del tutto incomprensibile che negli studi condotti dall’Autorità Distrettuale del Bacino del Po non sia stata considerata la rilevanza del Rio Laurenzano e i suoi affluenti il quale , nell’evento del 2024, ha trasportato una massa d’acqua significativa, con potenziali implicazioni per la sicurezza idraulica della Valle .
4. Rilievi LIDAR utilizzati nello studio di ADBPO (2023 e, per Botteghino, 2024) risultano non aggiornati e superati e non considerano l’evento alluvionale estremo di ottobre 2024. Si richiede pertanto l’utilizzo dei rilievi LIDAR 2025, più aggiornati e precisi, realizzati da UNIMORE per conto dei Comuni e della Regione.
5. Oltre ai Rilievi Lidar , nello studio UNIMORE sono disponibili anche altri dati aggiornati del 2025, ottenuti tramite voli di droni nei centri abitati di Botteghino, Zona Gruppioni e Farneto.
6. Le tre alluvioni del 2023 e 2024 hanno avuto caratteristiche profondamente diverse; considerarle come eventi equivalenti conduce a valutazioni errate e a interventi strutturali inadeguati, soprattutto rispetto all’evento catastrofale dell’ottobre 2024.
7. È indispensabile dare seguito allo studio UNIMORE del Prof. Ing. Orlandini, che individua interventi fondamentali per la riduzione del rischio idraulico: allargamento e abbassamento dell’alveo dove possibile, rinforzo delle sponde nei centri abitati e opere di protezione e mitigazione delle piene, assumendo come riferimento l’alluvione dell’ottobre 2024.
8. Gli interventi finora realizzati, anche grazie alla pressione del Comitato, hanno contribuito a limitare i danni negli ultimi eventi di piena, ma non sono sufficienti. Serve un piano organico e strutturale sull’intero torrente Zena e sulla SP 36, accompagnato da una manutenzione programmata e continuativa .
9. La messa in sicurezza idraulica e idrogeologica della Val di Zena richiede interventi volti al ripristino della capacità di deflusso del fiume. Tali interventi prevedono la pulizia dell’alveo dalla vegetazione ad alto fusto e la rimozione dei sedimenti accumulati dalle piene, estendendosi dall’alta Valle fino a Pizzocalvo.
10. È ormai indispensabile passare dalla fase di analisi a quella operativa, garantendo il finanziamento dei progetti esecutivi e l’avvio dei lavori in tempi certi, per evitare il ripetersi di situazioni di rischio già note.
Considerazione
Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) rappresenta uno strumento fondamentale di pianificazione e regolazione dell’uso del suolo. Tuttavia, per sua natura, non prevede né può prevedere la realizzazione diretta di opere strutturali, che risultano invece talvolta necessarie per una reale mitigazione del rischio idraulico.
Nel quadro attuale, la protezione del territorio fluviale si fonda prevalentemente su:
• arginature nei tratti di pianura;
• fasce fluviali e vincoli urbanistici;
• modellazione idraulica avanzata;
• interventi puntuali sulle criticità;
• accettazione consapevole di un rischio residuo legato a eventi eccezionali.
Un’impostazione tecnicamente solida e coerente con le linee guida nazionali ed europee, ma che non contempla in modo sistematico né interventi strutturali adeguati né una manutenzione diffusa e continuativa.
La Val di Zena risulta oggi tutelata più da strumenti di pianificazione che da opere strutturali significative. Questo assetto deve essere integrato con interventi strutturali mirati e non faraonici, ampiamente utilizzati nella pratica della regimazione idraulica, soprattutto in corrispondenza dei centri abitati.