Val di Zena, tornano paura e apprensione durante e dopo le piogge di Natale: servono interventi urgenti e coordinati
Le intense piogge della Vigilia e del giorno di Natale hanno riportato paura e forte preoccupazione in Val di Zena. Per due giorni i residenti della Valle hanno vissuto ore di apprensione, con il livello del torrente Zena costantemente sotto osservazione.
Secondo il Comitato Val di Zena, a evitare conseguenze peggiori sono stati alcuni interventi realizzati dopo l’alluvione dell’ottobre 2024, anche grazie alla pressione esercitata dal Comitato sugli enti competenti. In particolare, il ripristino dello Zena alla sua naturale funzione di corso idraulico, la rimozione di alberature, vegetazione e ramaglie dall’alveo e dalle sponde, la riapertura delle arcate ostruite del Ponte di Pizzocalvo e, parzialmente, del Ponte del Farneto e del Ponte Gruppioni, oltre all’allargamento del corso del torrente in alcuni tratti.
«Questi interventi – sottolinea il Comitato – questa volta ci hanno salvati».
Fondamentale anche il contributo della stazione idrometrica di Farneto, che ha consentito di monitorare in tempo reale il livello del fiume. L’attivazione della stazione di Zena permetterà in futuro un controllo ancora più efficace e tempestivo.
Resta però una situazione di forte criticità: «Siamo arrivati ai limiti. Sarebbero bastate poche ore di pioggia in più o una maggiore intensità delle precipitazioni per rischiare una quarta alluvione», avverte il Comitato.
Da qui l’appello ad accelerare con urgenza decisioni e interventi strutturali per restituire allo Zena una portata adeguata, capace di proteggere il territorio da eventi alluvionali come quello dell’ottobre 2024, e per mettere in sicurezza la SP 36 Zena, frequentemente interessata da frane e interruzioni lungo tutto il suo tracciato, dal Farneto fino all’alta Valle.
Il Comitato Val di Zena chiede un focus specifico e coordinato sulla Valle, basato su una reale comunione di intenti tra i Comuni di Pianoro e San Lazzaro di Savena, la Regione Emilia-Romagna, l’Agenzia per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile, l’Autorità Distrettuale del Bacino del Po, la Città Metropolitana e il mondo accademico, in particolare l’Università di Modena e Reggio Emilia (Ing. Prof. Orlandini).
Un modello di intervento che, secondo il Comitato, potrebbe diventare un riferimento anche per altri torrenti nei tratti pedecollinari dell’Emilia-Romagna.
Pietro Latronico (Portavoce del Comitato Val di Zena)
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